Con la sentenza emessa recentemente nelle cause C-684/24 e C-685/24, la Corte di Giustizia dell’Unione europea è intervenuta su un tema particolarmente delicato, chiarendo i limiti entro cui può essere consentita la consultazione dei registri dei titolari effettivi dei Trust (che si estende anche ai mandati fiduciari di diritto italiano). La decisione è destinata ad avere effetti concreti sugli ordinamenti nazionali dei Paesi membri, imponendo una revisione delle normative interne, fatta eccezione per il Lussemburgo, che aveva già adeguato la propria disciplina dopo il precedente pronunciamento della Corte nel 2022.
Al centro della questione vi è il bilanciamento tra esigenze di trasparenza finanziaria e tutela delle persone fisiche coinvolte. Secondo i giudici europei, infatti, l’accesso indiscriminato ai dati contenuti nei registri può rappresentare un’ingerenza sproporzionata nella vita privata dei soggetti interessati. Per questo motivo, eventuali consultazioni dovranno essere giustificate da un interesse legittimo e accompagnate da adeguate misure di protezione.
La pronuncia conferma dunque l’importanza degli strumenti di contrasto all’antiriciclaggio, ma ribadisce allo stesso tempo che tali strumenti devono essere compatibili con i principi sanciti dalla normativa europea in materia di diritti fondamentali e trattamento dei dati personali.
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